L’importanza di esserci (I can’t breathe)

L'importanza di esserci (I can't breathe)

Discriminazione razziale, abuso di potere, menefreghismo, disuguaglianza, negazionismo. Sono tutte parole che dovevamo aver eliminato da tempo; o meglio, più che le parole dovevamo aver eliminato questi comportamenti ed attitudini. Invece nel 2020 siamo ancora qui, per l’ennesima volta, a parlare dell’ennesima ingiustizia da parte di un poliziotto bianco nei confronti di un cittadino afroamericano. Certo, nulla di nuovo direte voi, è la solita storia dove chi ha il potere ne abusa contro chi non ce l’ha, come è successo anche in Italia con le morti di Aldrovandi o Stefano Cucchi. E poi anche su Netflix ormai c’è il pienone di serie tv e film contro discriminazione & co. (ed è bene che ce ne siano, perché sembra quasi che man mano hanno sempre meno importanza i libri o la storia e sempre più le serie o i film ispirati a fatti realmente accaduti). Ma questa volta non parliamo di un film. Parliamo di una vita. Parliamo di una persona con i nostri stessi diritti e doveri.

Da quel momento, prima a Minneapolis, poi nel resto dei fantastici Stati Uniti d’America e poi nel resto del mondo, ci sono state centinaia o forse migliaia di manifestazioni, pacifiche e non, con milioni di persone che al grido di I can’t breathe hanno fatto sentire la propria voce contro la discriminazione e la disuguaglianza, quella voce che a George Floyd è stata negata, ma che sarà forte attraverso le nostre urla.

Venerdì 12 giugno ci saranno tantissime manifestazioni in tutta Italia e in tutto il mondo. Noi ci saremo, parteciperemo alla manifestazione che ci sarà ad Arezzo alle 17 in Piazza Grande.

Esserci è doveroso.

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