Ambientalista a chi?

Ambientalista a chi?

Post di un ambientalista politicamente scorretto

Mettiamo subito in chiaro una cosa: quello che leggerete nelle righe seguenti sarà un post molto polemico, verso chi etichetta gli ambientalisti come una scocciatura. Così scrivendo spero di evitare a chi non fosse interessato, data la sua opinione divergente sul tema, di perdere tempo nel continuare a leggere. Non mi potrete accusare di voler anche solo tentare di convincervi. Me ne sbatto.

Cosa intendo per ambientalista?

Nell’anno domini 2020 d.c. ancora si suppone l’esistenza di una categoria di essere umani ambientalisti. Come se per il resto della stessa razza umana, l’ambiente non sia qualcosa che la riguarda. Quindi siamo ancora al punto pro o contro ambientalismo.

Ma davvero?

Sul serio?

Prendiamo la definizione di ambientalista dall’enciclopedia Treccani on-line:

ambientalismo: Termine, che si alterna con ecologismo, designante la politica per la difesa dell’ambiente (inteso come luogo in cui si svolge la vita umana, animale e vegetale, soprattutto in relazione ai problemi dell’inquinamento, del degrado ambientale e dello sfruttamento delle risorse naturali), e la corrispondente azione di propaganda per la salvaguardia dell’equilibrio naturale.

Solo un folle distruggerebbe l’ambiente in cui vive, considerando anche solo il fatto che l’equilibrio dell’ambiente ha permesso alla vita di proliferare. Alla razza umana di esistere. Anche a quella parte cui l’ambiente e la difesa del suo equilibrio non sembra riguardare.

Dibattito pubblico pro o contro movimenti ambientalisti

Dunque il dibattito pubblico si divide tra pro o contro ambientalismo. Da sempre. Almeno dagli anni ‘70 ad oggi. Nel periodo storico in cui viviamo, oltre ai media tradizionali si sono aggiunti i social network, come luogo del dibattito, dove il tutto viene semplificato e banalizzato come poter essere pro o contro Greta. Ora credo che tutti conosciamo la sua storia e il movimento #Fridayforfuture, quindi passo oltre.

Gli ambientalisti dimenticati

Abbiamo dimenticato improvvisamente tutti gli altri ambientalisti venuti prima della studentessa svedese, alcuni dei quali hanno addirittura pagato con la vita le loro battaglie. Non sto ad elencarli tutti, sarebbe un esercizio inutile e dimenticherei sicuramente qualcuno. Ma tutti i movimenti ambientalisti nel tempo sono comunque accomunati dalla medesima caratteristica: cercare di cambiare il mondo, cercare di renderlo un posto migliore. Cambiano i tempi, cambiano i protagonisti ma il messaggio ambientalista rimane quello: cambiare il sistema di sviluppo economico al fine di rendere possibile la salvaguardia dell’equilibrio ecologico. Derubricarlo a un qualcosa figlio di una moda del momento, appare oltre modo stupido e forviante.

Opinioni, convinzioni ed evidenze

Sicuramente mi perdonerete l’azzardato paragone storico, me ne avvalgo per spiegare il mio punto di vista. Come considero le persone che si dichiarano contro l’ambientalismo. O che comunque non riguarda loro.

Partiamo da un fatto storicamente assodato. Quando la comune comprensione umana del nostro universo, si basava su quello che percepivamo ad occhio nudo dello stesso, era convinzione comune che il Sole, la nostra stella, ruotasse intorno alla terra. All’incirca per minimo 5.000 anni la nostra convinzione è stata questa. In seguito, altro fatto storicamente assodato, grazie ad invenzioni come il telescopio abbiamo aumentato la comprensione e la conoscenza dell’universo che ci circonda. E sorprendentemente da qual momento in poi la convinzione comune è cambiata. Ovvero adesso consideriamo come evidenza che il nostro pianeta giri intorno al Sole. In effetti il Sole è fermo solo rispetto al nostro pianeta. Quindi più precisamente la Terra è in orbita in torno alla nostra stella. Ovvero l’esatto contrario.

Questo ci dovrebbe insegnare che: anche se tutti siamo convinti che il Sole sorga da una parte e tramonti dall’altra, l’universo se ne sbatte. Il Sole rimane fermo. Che lo vogliate o no funziona in questa maniera. L’universo non ci deve delle spiegazioni. Spetta a noi cercare di capirlo. Non funziona secondo le regole che stabiliamo noi, anche se ci piacciono tanto e sono in accordo con le nostre convinzioni. Allo stesso modo la natura, il nostro ambiente, funziona secondo le sue regole. Non secondo quelle che piacciono a noi.

I bulletti anti-ambientalismo

Purtroppo leggo in giro, sul web ma anche sulla stampa tradizionale, articoli scritti da quelli che considero i “bulletti anti-ecologia”. Siccome ne ho letti diversi, in varie forme, con le più stravaganti argomentazioni a favore, vorrei in particolare analizzare una categoria di bulletti. Ovvero quelli che non sono “negazionisti” solo perché in quanto tali, ma più meschinamente affermano che i cambiamenti e l’inquinamento esistano di certo, ma non sono un nostro problema. Vediamone uno nel dettaglio, almeno degli stralci:

“Lo stop mondiale legato al Covid-19 è stato irripetibile, superiore alle velleità di qualsiasi possibile trattato che faccia calare le emissioni entro la data x, è stato superiore persino ai desiderata di chi auspicherebbe una decrescita da ritorno a un mondo preindustriale. Per mesi si sono fermate o hanno estremamente rallentato le pestilenziali fabbriche cinesi, le auto sono rimaste parcheggiate per settimane in Europa e negli Stati Uniti, decine di migliaia di voli aerei sono stati cancellati in tutto il mondo.”

Ecco il bulletto in questione cerca di usare la scienza che smentisce le sue convinzioni, proprio per affermare le stesse. Un gioco di prestigio dell’informazione. Andiamo per gradi:

  • Lo stop mondiale irripetibile: falso, il lock-down ha seguito il diffondersi della pandemia. Lo stop non è mai stato simultaneo in tutto il globo.
  • Per mesi le fabbriche si sono fermante: falso, al massimo sono stati 3 mesi. Un periodo ben definito e non quantitativamente elevato.

L’articolo continua:

“La rivista scientifica Nature Climate Change, una settimana fa, ha misurato gli effetti della pandemia sulle emissioni e ha stimato un calo di un miliardo di tonnellate di CO2 rispetto all’anno scorso: e ora fioccano altri studi che a loro volta misurano gli effetti del calo della produzione umana sull’atmosfera e che dimostrano come la concentrazione di CO2 (appunto l’anidride carbonica, il principale gas serra) risulta trascurabile a dir poco, anzi è praticamente invisibile.”

E qui la giocata da fuori classe, il tocco magico che solo i campioni hanno. Usare dati scientifici alla cazzo di cane (perdonate il francesismo). La rivista scientifica che una settimana prima avrebbe misurato le emissioni durante la pandemia si sarebbe accorta che a confronto di quelle fatte su TUTTO l’anno precedente siano irrilevanti. Non ha nessun senso. Sorvolando su quanto siano imbarazzante scrivere “fioccano altri studi” senza citarne nemmeno mezzo, vi assicuro che il resto dell’articolo prosegue su questa falsa riga di dati scientifici alla cazzo di cane.

In sintesi l’autore afferma che i cambiamenti climatici ci sono, ma non sono a causa dell’attività umana. E si conclude in questa maniera. Esattamente. Uno si aspetterebbe che se ammetti che il problema esiste ci sarà almeno un accenno su una possibile una soluzione. Ma niente, finisce lì. La causa non siamo noi e quindi non è un nostro problema.

Il mondo per cambiare ha bisogno di persone che vogliano cambiarlo

Qui per completezza di informazione l’indirizzo dove potete trovare il testo completo. Non voglio citare l’autore (basterebbe il titolo dell’articolo, orrido) che erroneamente viene considerato un giornalista, anche solo perché scrive per una testata che erroneamente viene considerata come una testata giornalistica italiana, tra le maggiori esponenti che rappresentano lo spreco di carta nella versione stampata, come uno spreco di byte nella versione digitale.

Concludo scrivendo che non abbiamo bisogno di personaggi come il sopra citato, che ci dicano che il Sole gira intorno alla Terra, quello che ci serve sono personaggi che abbiano il coraggio e la volontà di vedere e credere in un mondo diverso, migliore.

Sarebbe bello non esistesse più l’ambientalismo, perché tutti siamo diventati ambientalisti.

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