Non è un Paese per donne

Non è un Paese per donne

Questo è uno di quegli articoli che è tanto che volevo scrivere, forse perché non ho mai sopportato le ingiustizie, forse perché credo realmente in concetti come uguaglianza e parità di diritti, forse perché ho due figlie.

Vado al dunque, senza troppi giri di parole: la nostra è una società maschilista, dove la donna non è assolutamente al pari dell’uomo, dove la donna è costretta a lottare col doppio delle forze per ottenere metà di quello che otterrebbe un uomo nella stessa situazione. L’Italia è al settantaseiesimo (76°!!) posto per differenza di genere nella classifica del Global Gender Gap Report 2020 (perdendo addirittura 6 posizioni rispetto al 2019), anche se la Costituzione Italiana all’art. 37 recita che “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore“.

Parliamo di lavoro?

Andiamo per esempi. Se sei una donna che non ha figli sei fregata: “Questa appena la assumo, come minimo si fa mettere incinta e si mette in maternità per un anno, sempre che si fermi ad un figlio“. Sei una donna con dei bambini piccoli? Sei fregata: “Questa se la assumo se ne starà continuamente a casa in malattia quando si ammalano i figli. E i figli si sa, si ammalano spesso, soprattutto nei primi anni di scuola al nido o alla materna“. Sei una donna con dei figli grandi e indipendenti? “Mi dispiace ma non ci conviene assumerti, paghiamo meno per una stagista” (che deve avere esperienza, anche se stagista, e non fare figli).

Quando sento parlare di aiuti alle famiglie dovrebbero concentrarsi più su questo aspetto: cosa può fare lo Stato per mettere un genitore che lavora o ha una attività in condizioni di non dover scegliere tra il lavoro o i propri figli?

Il salario?

Qui ci sono molti fattori che giocano un ruolo importante nella disparità di trattamento salariale uomo/donna. L’Unione Europea misura nel 16% la differenza media tra i Paesi europei. Ma se misuriamo l’impatto di tre fattori come guadagni orari, ore retribuite e tasso di occupazione sul reddito medio di uomini e donne in età lavorativa allora il divario in Italia sale al 43,7% contro una media europea del 39%. [fonte]

Per non parlare dei diritti delle donne con una partita IVA! Infatti non ne parliamo perché sono quasi inesistenti. Che già avere una partita IVA vuol dire farsi del male, se poi sei anche una donna…

Parliamo del rapporto istruzione/opportunità sul lavoro?

Anche qui alzo le mani e chiedo aiuto: un altro dato è quello che vede le donne più istruite dell’uomo ma che, a parità di ruolo, guadagnano di meno.

Facciamo un esperimento: guardate all’interno dell’azienda per la quale lavorate, nelle aziende pubbliche o partecipate (sia nazionali che locali), nei ruoli delle grandi banche o delle aziende strategiche italiane. Quante donne ricoprono ruoli dirigenziali? Ebbene sì.

Parliamo di parità sessuale?

Qui cadiamo nell’ipocrisia pura e per spiegarlo vado nell’esempio più crudo e diretto di tutti: perché se un uomo pratica il sesso libero (nel senso che se ne fa il più possibile) è un gran fico agli occhi di tutti, l’orgoglio di papà, un esempio da seguire per gli amici, il Rocco Siffredi che tutti vorrebbero essere e se, invece, è una donna a fare lo stesso è semplicemente una tr…ia?

Come se una donna, a differenza di un uomo, non abbia necessità fisiologiche da soddisfare. Ebbene sì gente, è pura chimica!

Parliamo di politica?

Finché la stragrande maggioranza dei leader politici o capi partito saranno uomini saremo in un vicolo cieco, considerando che è proprio dalla politica che dovrebbero partire le giuste proposte.

E vi assicuro che, se nella società la parità di genere è un miraggio, nei partiti è proprio inesistente! Lì comanda il testosterone e purtroppo molto forti sono sia la subordinazione che l’arrivismo umano (e qui parlo indistintamente di uomini o donne) dove si è pronti/e a fare di tutto per ottenere una posizione di rilievo.

Purtroppo lì siamo ancora nel medioevo.

Da dove è partito tutto ciò?

Posso dire con certezza che moooolto dobbiamo alle religioni. Ma parliamo dell’esempio più vicino che abbiamo: la Chiesa, intesa come istituzione fatta da uomini, dove i messia come Gesù sono uomini, dove i salvatori come Noé sono uomini, dove i custodi delle tavole della legge divina come Mosé sono uomini. I ruoli principali delle donne nella Bibbia che mi vengono in mente sono i seguenti:

  • Eva; già il fatto che nasce dalla costola di Adamo ci fa capire tutto: prima l’uomo e poi, per gentile concessione di dio, viene la donna. Erano solo in due sulla Terra e già la donna era messa male! Ma poi la donna, Eva, fa la parte della provocatrice, è quella che convince il povero ed ingenuo Adamo a mordere la mela, andando contro il volere di dio e schierandosi col serpente, Satana. Che str…za! La conseguenza fu che dio si incazzò e la condannò “E tu, donna, partorirai con dolore“. Ringraziate Eva per questo e siate felici, avrebbe potuto aggiungere “…partorirai con dolore, sui carboni ardenti in mezzo ad uno sciame di zanzare tigre“.
  • Maria, per gli amici la Madonna; a lei il compito di crescere il salvatore del mondo e di osservarlo, impotente, mentre viene torturato e crocefisso. Fine. Non ha super poteri come miracoli, resurrezioni, ecc. Però diventerà una grande influencer che Chiara Ferragni spostati.
  • Maria Maddalena; la meretrice. Vabbé, che te lo dico a fare!
  • Infine una piccola citazione:

Colossesi 3,18-22: 18 – Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore

Concludo con due osservazioni.

La prima. Qui non si tratta di essere femministe, si tratta di essere intelligenti e mettere sullo stesso piano le persone, indistintamente dal proprio sesso o dal proprio orientamento sessuale..

La seconda. Troppo spesso ho visto donne andare contro altre donne, senza nessun motivo apparente. Troppo spesso ho visto donne discriminare altre donne, soprattutto mamme, sul luogo di lavoro. Troppe volte ho visto donne non crederci abbastanza o non sentirsi incoraggiate abbastanza, ad esempio, all’interno del Parlamento. Io credo che sia l’ora di fare un passo avanti e di trovare il modo di convenire innanzitutto sulle basi di cui le istituzioni dovrebbero occuparsi, ovvero la fottuta parità di genere. Dividersi sulle posizioni dei partiti non servirà a nulla. Le donne devono iniziare ad imporsi innanzitutto nelle istituzioni, e per farlo ci vuole coraggio perché quelle dentro devono unirsi per permettere a quelle fuori di contare di più e di poter essere più numerose la volta dopo. E se questo vuol dire sacrificare la propria posizione concessa da un uomo a capo del proprio partito ben venga, non avrete perso nulla.

Anzi aggiungo la terza. Uomini, se pensiamo che basti aspettare che siano le donne a fare squadra ci sbagliamo di brutto. Magari in molti saranno addirittura contenti di questa situazione, ma quando toccherà a vostra madre, vostra moglie o vostra figlia le cose, anche per voi, cambieranno. Quindi non siate ipocriti, è il momento di fare squadra, tutti, per un semplice motivo: siamo nel 2020, quindi basta con queste puttan…te.

Altrimenti ci ritroveremo dei figli [insert offesa here] come questo qui:

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