La pandemia che uccise il cinema

La pandemia che uccise il cinema

Per noi italiani l’estate al cinema è storicamente periodo di pessimi horror, recupero di qualche film di seconda fascia che ci si era dimenticati di distribuire nelle stagioni precedenti e di qualche coraggioso esperimento. Nelle ultime stagioni è stato fatto qualche passo avanti per allinearsi al resto del mondo, ma siamo ancora lontani dalla situazione americana dove la bella stagione è da sempre uno dei periodi preferiti per fare uscire i propri kolossal nelle sale. Pensate ai film di Spider-Man, ad esempio: Far From Home, uscito il 2 Luglio 2019, aveva incassato oltre 39 milioni di dollari il primo giorno, ed è arrivato in seguito a superare ampiamente il miliardo (fonte).

Nel 2020 le cose sono andate in maniera decisamente diversa: il campione di incassi a livello planetario è stato per molti mesi Alive!, ottimo film sudcoreano di zombie (seguito dell’ancora migliore Train to Busan) che ha superato i trenta milioni di dollari di incasso principalmente nei paesi del sudest asiatico. Ovvero dieci milioni meno di quanto Spider-Man aveva incassato in un solo giorno. Uno dei pochissimi blockbuster estivi che ha sfidato il coronavirus uscendo nelle sale americane è stato Tenet, di Christopher Nolan, che è arrivato a 45 milioni di incasso in patria e oltre 300 in tutto il mondo. Un successo? Non proprio.

Il budget di Tenet è stato di 205 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunte tutte le spese di marketing e promozionali. Sembra moltissimo, ma in realtà non è neanche tra i primi quaranta budget maggiori del ventunesimo secolo. Ai 300 milioni di incasso invece vanno tolte le quote dei cinema, quelle dei distributori, tutte le spese di distribuzione, etc. Se per il mercato americano queste cifra si aggirano a spanne intorno al 50% dell’incasso, a livello internazionale si può arrivare anche al 90%. Fare i conti è facile: il più grande incasso dell’estate americana e mondiale non è arrivato a ripagarsi neanche una frazione dei costi di produzione.

Le major hanno subito capito che l’esperimento Tenet era fallito, e hanno rimandato l’uscita di tutti i loro film migliori. Dune è stato spostato a ottobre 2021, il prossimo Bond ad aprile, Black Widow a Maggio, West Side Story (il prossimo Spielberg) addirittura di un anno esatto, a dicembre. I film mediamente grossi dei quali è stata confermata l’uscita da qui a fine anno si possono contare sulle dita di una mano (Monster Hunter, Souls, Wonder Woman). E contemporaneamente le sale cinematografiche (anche quelle che avevano riaperto sostanzialmente per Tenet) stanno chiudendo a un ritmo elevatissimo. Quelle del gruppo AMC, il più grande degli USA, finiranno in bancarotta entro sei mesi, il gruppo Cineworld, il più grande del Regno Unito, ha già tirato giù le serrande (qui la notizia).

La Disney, zitta zitta, ha tentato un esperimento diverso: il suo Mulan è stato distribuito attraverso Disney +, richiedendo ai sottoscrittori una quota aggiuntiva per poter guardare il remake in live action destinato originariamente alle sale. Non sono state dichiarate cifre ufficiali, ma si parla di oltre 250 milioni di dollari incassati nel solo mercato americano. Pochi, rispetto a quanto il film avrebbe fatto (prevedibilmente) nei cinema. Un’infinità se consideriamo che si tratta sostanzialmente di un incasso netto, al quale non devono essere sottratte spese di alcun tipo. Quasi tutte le altre major si stanno attrezzando per una distribuzione online dei propri film dei quali fruire comodamente nel divano di casa. Non hanno (ancora) una piattaforma conosciuta universalmente come la Disney, ma intanto anche Prime Video ha inaugurato una sezione on demand a pagamento con parte del loro catalogo, e viene da pensare che il futuro si muova in quella direzione.

È la morte del cinema come lo conosciamo?

Forse no, perché intanto il mercato cinese sta esplodendo. Il film di guerra The Eight Hundred ha incassato più di 400 milioni di dollari in un solo mese e il fantasy d’animazione Legend of Deification sembra destinato a raggiungerlo. E perché come ha scritto giustamente Roberto Recchioni su Screenweek non sono le sale cinematografiche a morire: le catene falliranno, molta gente perderà probabilmente il lavoro, ma gli edifici rimarranno lì, in piedi, pronti ad accogliere un nuovo proprietario e – molto probabilmente – un nuovo modello di distribuzione. Continueremo molto probabilmente ad andare al cinema con la nostra confezione gigante di popcorn, ma non mi stupirei se lo facessimo in sale marchiate Netflix, Amazon, Disney o Apple. Forse a rimetterci maggiormente saranno i film medio-piccoli, indipendenti, meno commerciali. Sarà l’indipendenza, anche culturale, la vera vittima cinematografica della pandemia?

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