Ponti artificiali per i gibboni

Ponti artificiali per i gibboni

Una delle specie più a rischio d’estinzione potrebbe essere salvata grazie a dei ponti, fatti da corde

Gli ilobatidi sono una famiglia di primati ominoidei che raggruppa quattro generi: Hoolock, Symphalangus, Hylobates e Nomascus, comprendenti sedici specie. Le specie appartenenti agli ultimi due generi prendono propriamente il nome di Gibbone, termine usato nel linguaggio comune per tutte le specie della famiglia.

Tutte le specie della famiglia sono minacciate di estinzione, a causa della crescente popolazione umana del Sud-est asiatico che ha deforestato, degradato e frammentato il loro habitat per convertire il suolo a varie attività economiche. La presenza umana ha portato anche ad altre attività che hanno contribuito al declino della popolazione, come la caccia per ricavare carne o ingredienti per la medicina tradizionale, e la cattura di esemplari vivi per essere venduti come animali domestici o esibiti negli zoo.

Nomascus hainanus

Questa particolare specie Nomascus hainanus conta addirittura solo 30 individui, che vivono tutti nel Bawangling National Nature Reserve in Hainan, un’isola nel sud della Cina. Nel luglio del 2014 un tifone che si è abbattuto sul luogo, ha creato dei “buchi” nella foresta tropicale dove vivono le scimmiette.

E’ facile intuire come per un animale che passa gran parte della propria vita sugli alberi, questi “buchi” costituiscano un bel problema. Anche se i maschi adulti riescono a spostarsi tra i vari alberi, purtroppo non è lo stesso per le femmine e i cuccioli. Dato che saltare da un albero ad un altro significa per queste scimmie procurarsi il cibo, rimanere in branco e anche trovare potenziali partner.

I ponti di corda artificiali

Per ovviare a questa situazione di disagio per i gibboni, alcuni alpinisti professionisti hanno creato un ponte artificiale con delle corde da alpinismo sopra un canalone largo 15 metri. Dopo alcuni mesi i primati hanno cominciato a usare le corde come ponte per spostarsi, come riportato dai ricercatori su Scientific Reports. Dunque i ponti artificiali sembrano essere una soluzione ottimale a breve termine per ovviare ai “buchi” nella foresta, insieme agli sforzi per ricostruire la copertura forestale naturale come soluzione a lungo termine.

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