60 anni dopo i 108 minuti di gloria di Jurij Gagarin

60 anni dopo i 108 minuti di gloria di Jurij Gagarin

Sono passati esattamente 60 anni dalla prima volta dell’uomo nello spazio. Jurij Gagarin restò in orbita per 108 minuti, scrivendo la prima pagina della storia dell’esplorazione spaziale.

Erano gli anni della Guerra fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti d’America. I sovietici avevano messo a segno il secondo risultato, dopo essere stati i primi a lanciare un satellite intorno alla Terra, lo Sputnik-1. Questo accresceva anche la rivalità tra le due potenze militari. Da allora, infatti, gli USA spinsero sull’acceleratore per essere i primi ad arrivare sulla Luna, nel 1969.

Yuri Gagarin

Nasce il 9 marzo 1934 a Klušino. Il padre falegname e la madre contadina, lavorano presso una delle fattorie collettive sorte nel 1917. Nel 1941, durante l’invasione nazista, la loro casa venne occupata da un ufficiale tedesco e la sua famiglia andò a vivere sul retro della propria abitazione in una casa di fango, appositamente costruita, di 9 metri quadrati. Dopo la guerra finì gli studi secondari. Successivamente si diplomò in metalmeccanica.

Jurij iniziò ad appassionarsi al volo, iscrivendosi ad un aeroclub, dove prendeva lezioni e iniziò a pilotare prima un biplano e poi uno Yak-18. Nel 1955 Gagarin fu accettato alla scuola di volo militare di Orenburg ed iniziò a volare da solo nel 1957.

Dopo il lancio della sonda Luna 3, il 6 ottobre 1959, iniziò ad interessarsi al programma spaziale sovietico fino a vedersi approvata la sua richiesta di farne parte. Gagarin entrò nella selezione per il programma Vostok, eccellendo in tutti i test di resistenza fisica e psichica. Rientrava perfettamente anche nei limiti che la commissione che supervisionava il programma aveva imposto: i candidati dovevano avere un’età tra i 25 e 30 anni, non dovevano pesare più di 72 kg e non dovevano essere più alti di 1,70 m per via delle dimensioni ridotte della capsula Vostok. Jurij era alto 1,57 m.

L’8 aprile 1961 venne annunciato ufficialmente che Gagarin sarebbe stato il pilota principale e Titov la riserva.

12 aprile 1961 – ore 9.07

Alle 9.07 del 12 aprile 1961 i razzi della Vostok-1 si accesero dopo la famosa espressione di Gagarin: Pojéchali! (Поехали! – “Andiamo!”). Man mano che raggiungeva l’orbita ci furono i distacchi del primo, secondo e terzo stadio.

La navicella completò un’intera orbita ellittica intorno al “pianeta azzurro”, chiamato così da allora grazie alla sua frase “Il cielo è molto nero, la Terra è azzurra. Tutto può essere visto molto chiaramente”. Jurij restò nello spazio per 108 minuti, ad un’altitudine tra i 175 e 302 km e ad una velocità massima di 27.400 km/h.

La capsula che ospitò Gagarin [Di Allan Lee (StormyDog) da Auckland, New Zealand – Flickr]

Durante tutta la missione non fu Gagarin a comandare la navicella, in quanto i comandi erano bloccati. Era tutto manovrato a distanza dal centro di comando terrestre. Jurij fu un passeggero (lo stesso avvenne successivamente anche per Alan Shepard, il primo pilota americano della NASA a viaggiare nello spazio).

Pannello di controllo della Vostock 1 [Di Tempe – Opera propria, Pubblico dominio]

Alle 10.55 terminò il volo, dopo essersi eiettato dall’abitacolo e paracadutato a 7 km dalla superficie terrestre.

L’eroe internazionale

Da quel momento Gagarin divenne una leggenda vivente, spinto dalla propaganda sovietica che gli impedì di prendere parte a successive missioni spaziali per non rischiare la sua incolumità.

Ovunque andasse, in tutto il mondo (tranne negli USA, dove Kennedy impedì con un atto ufficiale il suo ingresso nel Paese), era acclamato da enormi folle e cortei. Divenne un esponente politico del partito comunista e venne eletto al Soviet delle nazionalità, la camera alta dell’Unione Sovietica.

La morte

Negli anni successivi, non potendo più prendere parte a missioni spaziali, soprattutto dopo l’incidente della Soyuz-1, ricominciò a volare su aerei militari, ma ben presto gli fu impedito anche quello in modo da spingerlo a concentrarsi sui suoi studi. Il 17 febbraio 1968 si laureò con lode all’Accademia di Ingegneria Aeronautica Militare Žukovskij.

Sette anni dopo la sua grande impresa, il 27 marzo 1968, all’età di 34 anni, Gagarin morì durante un’esercitazione aerea a bordo di un MiG-15UTI. Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri poste all’interno delle mura del Cremlino, a Mosca.

Sulla sua morte, ancora oggi, c’è un alone di mistero ed informazioni poco chiare o contrastanti.

Quella di Jurij Gagarin fu la missioni che diede il via all’esplorazione spaziale umana: da Valentina Vladimirovna Tereškova, la prima donna nello spazio nel 1963, a Neil Armstrong nel 1969, il primo uomo a mettere piede sulla Luna, alla prima stazione spaziale in orbita intorno alla Terra, la MIR, le missioni Space Shuttle, la Stazione Spaziale Internazionale, la ISS, il ritorno sulla Luna con il programma Artemis, fino all’ingresso di società private come SpaceX con l’intento di arrivare su Marte con degli umani nel prossimo decennio.

12 aprile: Non solo Gagarin

Oggi ricorrono anche 40 anni dal primo volo del programma Space Shuttle, con la missione STS-1. Inizialmente il volo doveva avvenire il 10 aprile, ma per via di un problema sulla rampa di lancio slittò di due giorni.

Era il 12 aprile 1981.

Photo credit: NASA or National Aeronautics and Space Administration

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