Lettera a Cupido

Lettera a Cupido

di Angela Tambaro

Caro Cupido, a te dedico queste parole, a te che con frecce e faretra sei pronto a scoccare la scintilla in chi ancora non ha provato i colori dell’amore, oggi credo che sia il tuo giorno.

Ma dico, lo sanno gli altri che poi non è un bell’affare cadere nella rete dell’amore? Lo sanno che non è sempre così idilliaco come tu lo dipingi? Che si litiga, che si piange, che si sta male? La gente vuole innamorarsi e non vede l’ora.  Ma l’amore non è una calma piatta, bensì un mare in burrasca, è una tempesta che ti trafigge. Sarebbe ora che tu la smettessi di illudere gli innamorati e dire come stanno realmente le cose. Che l’amore è dolce finché dura, che la passione scema, che la ragione prevale, che il bello finisce, così anche il dolce e resta la cenere.

L’amore dovrebbe essere, alla fine, proprio quella cenere su cui, appena soffi, arde di nuovo. Il vero amore è così. Ma tu narri  favole incredibili, elogiando la passione a più non posso, ti fai maestro di bellezza e di gioventù, mentre l’amore è ad ogni età, in ogni luogo, e può nascere dove vuole. Solo in questo hai ragione. Tu vai dove vuoi.

Tuttavia ciò che vorrei è che tu alleggerissi anche quelle pene, quelle ferite che spesso le tue frecce causano.
Diciamoci la verità, questo è un vero e proprio campo di battaglia, tu credi di fare un favore e portare un testimone in una vita piena di domande e invece arrechi, molto spesso, una serie di delusioni. L’amore è come una malattia, fa stare male nel suo portare bene, ci pone senza difese. Quando ci si innamora siamo deboli, come tanti convalescenti, ma consapevoli di non voler guarire.

Vorrei che tu andassi in giro a raccontare anche quello che succede con l’innamoramento. Quante coppie hai separato che ancora ricordiamo. Racconta loro, cosa ne hai fatto di Giulietta e Romeo? Eh??? Due ragazzini nella morsa della morte. C’è rimasto solo il balcone a Verona. Tanto impegno nel lanciare la freccia e poi ne hai fatto una storia dalla fine ingloriosa. E vogliamo parlare di Tristano e Isotta? Cosa hai combinato! Ti sei servito di una pozione magica per farli innamorare e poi li hai messi nell’impossibilità di amarsi. Una freccia anche questa maledetta!  E come non parlare di Otello e Desdemona? Hai accecato così tanto Otello di gelosia che ha finito per uccidere la sua donna.

Io credo che tu la debba smettere di chiamare amore i tuoi capricciosi colpi bassi. Cosa hai fatto di questo amore eh? Rispondimi! Ucciso, come tutti gli altri! Te ne vai con fare innocente, facendo dell’amore un’energia così intensa che produce effetti opposti a quelli desiderati. Certo non è colpa tua! L’amore, va bene che colpisce dove vuole, ma ci mette lo zampino anche tuo padre Vulcano con quel fuoco all’estremità della freccia per non sbagliare un colpo. E se poi ammonisci anche Marte, il guerriero che giace con tua madre, di non infarcire gli strali di troppa forza, di andarci cauto. Fai n modo di salvarlo quest’amore e non togliergli la vita.

Sapessi qui, sulla terra quante cose passano per amore che sono tutt’altro. E poi ricordati di usare frecce, che volino perfettamente e si librino per l’aria senza deviare, spero che l’amore vero abbia un posto d’onore.

Ora ti lascio. Un abbraccio. Una piccola umana in attesa di un sogno.

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