Anime interrotte

Anime interrotte

di Angela Tambaro

Era là, come un libro dalla copertina già vista, ma come si può spiegare cosa si prova quando vedi il tuo riflesso? Vorrei spiegare cosa si prova a convivere con questi mostri dentro, ma non è facile. Non è facile mettersi a nudo e spiegare a parole quello che si vive in quei momenti, perché per quanto tu possa spiegarlo nel modo migliore possibile nessuno mai riesce a capirlo fino in fondo: certe cose bisogna viverle per comprenderne l’intensità.

E se qualcuno anche solo per un attimo provasse ad immedesimarsi in Noi, a starci vicino ed accettarci con quei limiti, paure, con con le fragilità forse avremmo più forza per uscirne; ci sentiremmo meno soli e meno “diversi”, ma la verità è che nessuno ha il coraggio di farlo, anzi, scappano via.

Basta poco a volte. Appena ti lasci andare e dici: “Ho paura”, oppure “Sto male”, o “non ce la faccio..” si spaventano e l’unica cosa che riescono a fare è accusarti di un finto vittimismo, si celano dietro frasi fatte come “tu sei forte” ma poi senza che tu te ne accorga sei sola con il tuo destino. Un destino fatto di vuoto, rabbia e voglia di sparire.

Tuttavia basterebbe che voi altri vi fermaste un secondo, perché tutti voi avrete avuto paura o siete stati sopraffatti da quel senso di impotenza, vulnerabilità e per un attimo anche il vostro cuore è stato avvolto dalle tenebre. Che vi hanno fatto sentire demotivati, soli, arrabbiati, beh ecco la news, accade dopo una grande perdita, in momenti di crisi, dopo un abbandono, dopo un ingiustizia subita: ma sono momenti appunto, che magari avrete superato senza neanche accorgervene o forse con molta sofferenza ma li avete superati grazie a qualcosa che avevate dentro, qualcosa che vi è stato trasmesso. Avrete usato quell’Amore incondizionato che accresce l’autostima, fa riacquistare speranza nel futuro, tuttavia a molti quell’amore non è concesso, e ti manca il respiro, manca un pezzo di te, qualcosa che ti fa sentire difettoso un giocattolo rotto. Ti manca il sentirti protetta, sentirti accettata e per quanti sforzi tu possa fare, quel vuoto non si riempie.

Quelli che per voi sono stati solo “momenti di crisi” per noi sono giorni, settimane, mesi, anni: diventano vita quotidiana. Ma ora voglio porvi una domanda: cosa avreste fatto se quei momenti non fossero finiti? Se quel dolore fosse durato anni interi senza sosta? E come avreste reagito se mentre affrontavate tutta questa merda da soli qualcuno con tono strafottente vi avesse detto che eravate solo dei falliti che si piangono addosso e non sanno affrontare la vita?

Spero che dopo aver letto tutto questo non capirete cosa si prova a sentirsi come ci si sente, che andiate oltre quei falsi sorrisi e frasi di circostanza che abbattiate quelle maschere mentre dentro muoiono per non disturbare il vostro quieto vivere, fatto di apparenza e luoghi comuni per cui sinceramente provo quasi nausea.

Una mano tesa può salvare la vita di un altro.

Open your eyes Open your mind

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